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martedì 20 agosto 2013

Mulini cinesi



Il vero problema di trovarsi bene in un posto è che ci si sposta poco. Raccontare la routine di campagna può anche essere un buon esercizio di scrittura, ma dubito che appassioni, nonostante non ci sia un giorno uguale all’altro!

Beh, effettivamente nella routine c’è stato qualcosa di nuovo: stanno iniziando a nascere i vitellini, con un intero mese d’anticipo in realtà e, dato che l’erba non è ancora pronta perché non ha fatto la pioggia giusta nella stagione giusta, questo desta una certa preoccupazione sulla qualità della loro crescita.
Qui tutti parlano di riscaldamento globale e cambiamento climatico e tutti sanno benissimo che le ultime stagioni non sono state come le precedenti. Per chi sta nella città questo non è un problema e difficilmente si rende conto se salta una pioggia di stagione o se ne arriva una troppo abbondante nella stagione sbagliata, ma per chi lavora la terra e per chi vive del proprio pascolo, anche la minima variazione risulta importante in quanto porta conseguenze sul raccolto e sul bestiame. Il problema è ancora più sentito quando parliamo dell’entroterra australiano, dove l’acqua scarseggia da sempre e si fa affidamento esclusivamente sull’acqua piovana!
Pare che politici, governi e grandi aziende stiano giocando un po’ troppo con l’unico pianeta vivibile che abbiamo a disposizione…

Intanto, nel clima generale del “facciamo tutti qualcosa di buono per ‘sto pianeta”, il mercato del biologico attira sempre più persone tanto che nonostante la crisi non solo non soffre, ma è addirittura in crescita. Ne sa qualcosa il proprietario del mulino di Gunnedah che da diversi anni si occupa solo ed esclusivamente di farine bio di ogni tipo di cereale che gli passi per la testa. Visti gli ordini si è visto costretto a comprare di corsa altri due silos! Il manager ci mostra l’impianto: otto macine in acciaio a cilindri contrapposti che riducono gradualmente il chicco in farina, separando ogni fase coi setacci. Mi ricordo quando a Castel Madama, il mio paese, c’era il mulino. Ci andavo con mia madre e ogni volta rimanevo a guardare i macchinari come ipnotizzato. La farina era letteralmente ovunque e ogni singolo componente meccanico era a vista, tanto che il mugnaio mi diceva di fare attenzione a non mettere le mani in posti sbagliati, o mi ritrovavo senza. Mi è presa un po’ di nostalgia, anche se l’ambiente era solo in minima parte comparabile. Tutto pulito, macchine controllate da un computer centrale, tutto in sicurezza… altri tempi.

Altri tempi sul serio, perché venti anni fa non c’era la Cina a farci concorrenza! Infatti a quel tempo se volevi un mulino ti rivolgevi agli italiani o ai tedeschi… al massimo ai russi. Oggi invece il mulino di Gunnedah è integralmente cinese, a detta del manager copia spudoratamente identica di un famoso mulino italiano… costato 2 milioni di dollari, contro gli 8 nostrani e gli 11 di uno tedesco. Mentre gufo sul mulino cinese sperando che prima o poi ne compri uno italico, il manager ci porta a zonzo mostrandoci i vari stadi di macinazione, i vari setacci, ci spiega cordialmente ogni cosa in un australiano parecchio forte ma ancora comprensibile. Ci spiega anche che i grani australiani (a causa della scarsità d’acqua) sono talmente duri che se fossero messi a macinare senza prima un leggero ammollo in acqua, starebbero a rimbalzare sui rulli invece di rassegnarsi a diventar farina.

Finito il tour al mulino ovviamente abbiamo comprato un po’ di farina (10 kg), in parte segale integrale, in parte farro. Sì, perché ultimamente m’è presa passione di fare il pane a pasta acida, quello con lievito madre tanto buono che si conserva per diversi giorni! Dovete sapere che in Australia sono all’età della pietra riguardo al pane: hanno principalmente un tipo di pane bianco, che declinano in mille forme, e dei pani integrali che sembrano la stessa ricetta di quello bianco. Non c’è una cultura del pane come in Italia, dove ogni centro maggiore ha il suo pane particolare (penso a quello di Artena, o quello di Lariano, per non parlare dello splendido pane di Altamura…) (cavolo, sto sbavando).

Non contenti di sfornare un pane di bassa qualità, lo riempiono con una barca di ingredienti industriali nutrizionalmente totalmente inutili, se non dannosi, come gli emulsionanti, i coloranti, i conservanti, gli stabilizzanti, gli addensanti e chi più ne ha più ne metta.

Motivo per cui, se voglio un signor pane, me lo devo fare da me, e pare che mi riesca proprio bene!

martedì 16 luglio 2013

Emu


Dopo la valanga di problemi dei primi due giorni ci siamo ritrovati a godere della vita agreste senza troppi intoppi successivi: il clima di Gunnedah è tendenzialmente assolato e la piovosità è bassissima quindi, nonostante sia inverno e le temperature si aggirino tra lo zero e i 20 °C, durante le giornate assolate se non c’è vento si può tranquillamente stare in maglietta. 

Noi, custodi di un’immensa proprietà, ne godiamo i frutti senza esserne padroni. Ci avevano detto di prenderla in maniera rilassante, e così facciamo: la mattina si lavora (in campagna c’è sempre qualcosa da fare) mentre il pomeriggio si legge, si chiacchiera, si pensa e si progetta. Se non erro, Orazio (non il fabbro di Tor Pignattara ma l'autore latino) scrive dell’ozio (come opposto al negozio – il non ozio – il lavoro), come quanto di più proficuo per un imprenditore, per creare e progettare le prossime mosse del suo business. Ed è esattamente così, in quanto senza pressioni e senza pensieri urgenti la mente (incapace di stare semplicemente ferma) inizia a immaginare, progettare, creare. Il motivo per cui i soldi attirano i soldi sta nel fatto che chi possiede la pecunia ha solitamente il tempo per pensare a modi proficui per investire, attirando maggior guadagno. 

Noi siamo senza pecunia, ma in questo fortunatissimo momento abbiamo la mente libera per pensare al nostro futuro. E fare questo mentre si guarda l’orizzonte in maglietta ha tutto un altro sapore. Proprio in uno di questi magici momenti, martedì, il cielo ci ha riservato una curiosa sorpresa: per un sconosciuto motivo si sono radunati nel cielo decine e decine di rapaci, sicuramente falchi e forse qualche aquila, volteggiando in stormi sopra le nostre teste. Abbiamo contato tre stormi di forse una quarantina di individui ognuno. Solitamente cose del genere accadono in concomitanza di incendi perché una grande quantità di prede esce allo scoperto per fuggire dal fuoco, ma non c’era nessun incendio e niente di evidente. Se tra i lettori c’è un ornitologo ci farebbe molto piacere sapere il motivo di tale assembramento!

Sull’onda animalosa giovedì abbiamo deciso di andare allo Zoo di Gunnedah. Alla faccia dei costosissimi zoo delle capitali, questo ci è costato solo 5 dollari a testa permettendoci di ammirare da vicino la maggior parte della fauna australiana. Dopo aver fatto amicizia con un simpaticissimo e affettuoso emu, i guardiani dello zoo ci hanno permesso di vedere da vicino e accarezzare i koala per poi finire in bellezza scambiando quattro chiacchiere con una mamma canguro molto amichevole (e decisamente attratta dai nostri biscotti alla macadamia…).

Ma anche questa volta il fetentissimo vombato dal naso peloso non c’ha voluto dare soddisfazione: essendo animale notturno, se ne stava beatamente a ronfare nella sua tana e l’unica cosa che sono riuscito a fotografare è stata una zampa. Non mi ero accorto che Ame aveva invece fotografato un intero muso del talpone-topone marsupiale! Questa in ogni caso è un area poco vombato-friendly, per cui sarà molto improbabile un incontro fortuito tra i campi. In compenso è stato fantastico notare la sincera amichevolezza di uno degli emu: dopo un po’ di carezze ha deciso che il trattamento era di suo gradimento, così si è seduto per riceverne altre e poco ci mancava che si addormentasse lì! A ogni carezza socchiudeva un po’ di più gli occhi!

I koala invece sono veramente poco soddisfacenti: dormono 22 ore al giorno e nelle sole due ore di veglia mangiano. Sono talmente pigri che nemmeno si svegliano per i bisogni, facendoli senza alcun pudore nel sonno. Indispettito dalla loro pigrizia, dato che ci era stato concesso di accarezzarli, ne ho accarezzato vigorosamente uno fino a farlo svegliare. Dopo essersi sganasciato per un minuto buono in sbadigli, mi ha guardato assonnato come a chiedermi “perché, fratello, perché…” ed è tornato a dormire. 

No, il koala non è il mio animale australiano preferito. Il canguro invece ha tutta la mia stima: si sdraia al sole con fare quasi umano, si volge verso l’orizzonte con lo sguardo pensoso, saltella per le praterie… mostra anche un discreto livello di intelligenza nel suo interfacciarsi con l’uomo, e la faccia a metà strada tra il cane e il coniglio di certo aiuta molto a vederlo come animale amichevole. Ma è l’emu che ha destato tutta la mia ammirazione: quest’enorme pollo non solo non s’è minimamente sognato di beccarmi gli occhi (come temevo), ma ha anche mostrato di amare le carezze quanto un cane o un gatto, seguendomi lungo tutto il recinto e senza che gli dessi del cibo. Pura curiosità e voglia di compagnia, cose che da un pollo non ti aspetti, ma che un pollo gigante certamente può dare! 

Prossimo animale da giardino: emu!

lunedì 22 aprile 2013

L'inverno all'improvviso (e repentini cambi termici)



Si continua a lavorare per Brenda facendo un po' di tutto, ma sempre con grande soddisfazione. Si progetta e si pensa al futuro anche se le idee sono ancora poco chiare e i fondi troppo pochi. Ma comunque si pensa al futuro, il che è fantastico, soprattutto se penso che sei mesi fa ero in totale paralisi dovuta allo sconforto di mandare cv senza ricevere alcuna risposta... e senza nemmeno l'illusione di poterne ricevere una!
Ora ho il tempo libero, ben distinto dal tempo in cui lavoro e così diverso dal tempo forzosamente inoccupato che ha caratterizzato fin troppe giornate, settimane, mesi... 

Prepotentemente, arrogantemente, ma soprattutto, improvvisamente l'inverno ha fatto capolino a Melbourne. Più che di capolino sarebbe meglio parlare di una vera e propria testata o di un paio di schiaffi in faccia ben assestati dato che la mattina il venticello ti accarezza coi suoi appena sei gradi centigradi senza curarsi del fatto che la sera prima ti aveva lasciato andare a dormire con una dignitosissima temperatura di ventiquattro ventisei gradi. Le mezze stagioni, queste sconosciute, ricordo lontano d'altri tempi e d'altri luoghi. Eppure anche la più fredda mattina, se accuratamente assolata riserva delle sorprese. Codesto sabato si presentò alla nostra finestra con frigido clima ma d'assolato aspetto con nuvolette di passaggio, inducendoci a desiderare ardentemente l'appratamento in uno dei tanti parchi melbourniani con correlato picnic. Messo il naso fuori, ci eravamo convinti che la combinazione maglietta + pile + giacchetto sarebbe stata sufficiente per tenerci al caldo. Usciti di casa e giunti all'agognato parchetto, scelto un posto, finalmente il sole si affaccia da dietro un cumulonembo. In una manciata di secondi la temperatura passa da 10 a dumila gradi, costringendoci a repentino spogliarello. Togli il giacchetto, togli il pile, tira fuori il pane dallo zaino; tempo di prendere anche i peperoni ripassati in padella ed ecco che il sole inizia a bruciare sulla pelle, sprovvisti come siamo dell'indispensabilissimo stratino di ozono. Ecco che tiro fuori anche il formaggio e passa un'infingarda nuvoletta. Si gela. Di botto. Rimettiti il pile, tira fuori le melanzane, la nuvoletta passa permettendo al sole di fustigarci impietosamente. Subitanea evaporazione. Togli di corsa il pile, prendi l'arrosto di tacchino e inizia l'assemblaggio del paniname.

Altra nuvoletta...

C'è un fatto positivo riguardo il sole non filtrato/semicancerogeno/radioattivo: quando passa, la pelle se lo ricorda bene per cui, dopo un'esposizione di una quindicina di minuti, l'epidermide continua ad autogenerare calore per un tempo pari o superiore a quello d'esposizione. Questo fatto è di non trascurabile importanza in un paese dai così violenti e repentini cambi di temperatura ed è forse questo il motivo per cui la maggioranza degli australiani va a spasso in maglietta anche con sei gradi, purché vi sia una buona probabilità di incontrare un po' di sole in giornata!