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martedì 6 agosto 2013

L'australica fenice



Dato che i padroni di casa hanno finalmente trovato qualcuno che gli tenga la proprietà, hanno deciso di partire per un’altra vacanza. Come sempre ci lasciano soldi e fuoristrada, ma stavolta ci consigliano di andare a vedere un parco nelle vicinanze: il Warrumbungle National Park.

Si trova a circa 130 km da noi, per cui è fattibile un’andata e ritorno in giornata. Sarah, la padrona di casa, ci racconta di come l’anno scorso tutta l’area sia andata a fuoco, distruggendo migliaia di ettari di bosco, e di come miracolosamente si sia salvato l’osservatorio astronomico.

Pranzo al sacco, sabato mattina decidiamo di metterci in macchina. Che bello muoversi su gomma, liberi di andare ovunque… era tanto (troppo) che non prendevo una macchina per conto mio per viaggiare e cominciava a mancarmi veramente tanto. Certo però le strade australiane non sono appassionanti come quelle italiane, o più in generale, quelle europee! Si tratta infatti di lunghissimi (infiniti) rettilinei, che tutti percorrono a velocità costante.
Se non fosse che bisogna stare attentissimi ai canguri suicidi che si appostano si margini delle strade, ci si potrebbe tranquillamente addormentare col volante bloccato e si arriverebbe a destinazione comunque!
Sì, il canguro ha vocazioni suicide. Come i gatti, all’arrivare di un veicolo invece di scappare in direzione bosco, tende spessissimo a saltare in direzione strada. Il che non è buono, perché un canguro può avere anche dimensioni ragguardevoli diventando parecchio pericoloso per l’automobilista. L’unica cosa da fare, se si vede un canguro bordo strada, è rallentare e pregare che non gli venga voglia di saltare.

Già a 30 km dal parco si iniziano a incontrare gli alberi bruciati, chilometri e chilometri di bosco andati in fumo; poi ecco che s’intravede l’osservatorio: una cupoletta bianca sulla cima della montagna. Decidiamo di deviare per dare un’occhiata. I quattro chilometri segnalati per raggiungerlo sono tutti in salita (ovviamente) e ringrazio che il carburante di questo 3000 turbo non lo stia pagando io…
Con nostro stupore troviamo che accanto all’osservatorio principale ce ne sono molti altri di piccole e medie dimensioni, probabilmente supportano diversa attrezzatura per “ascoltare” e vedere lo spazio profondo. Ancora più stupefacente è che l’ingresso all’osservatorio sia libero e gratuito! Non si entra nella sala comandi, ma si può vedere da vicino la strumentazione, il tutto corredato di pannelli didattici. Scopriamo così che questo è il più grande e il più attrezzato osservatorio astronomico dell’emisfero australe, finanziato tutto coi dollaroni statali che gli permette così di essere corredato di tutta la strumentazione appena uscita sul mercato. Sospiro, pensando a quanto sia generoso lo stato australiano riguardo a ricerca e sviluppo, confrontandolo col nostro stato spilorcio e avido…

Dopo una mezz’oretta arriviamo al parco cercando un percorso per salire in cima alla montagna (un vulcano spento), ma troviamo ovunque la scritta “percorso chiuso causa incendio, pericolo caduta alberi”. Finalmente riusciamo a trovare un percorso aperto, uno dei pochi riabilitati dalla guardia forestale. Possiamo vedere da vicino i giganti bruciati, eucalipti tra i 15 e i 20 metri di altezza. Ma ecco che alcuni tronchi presentano delle foglioline verdi intorno che sbocciano dai tronchi carbonizzati, altri invece stanno rigenerando la corteccia e sono completamente bianchi, per terra una distesa di nuove piantine alte appena dieci centimetri. Sapevo della capacità rigenerativa della foresta australiana, ma vederla di persona è un’altra cosa: un paesaggio spettrale, totalmente morto e che qualsiasi mente sana considererebbe definitivamente compromesso, torna alla vita dalle sue ceneri e, anzi, continua a germogliare sugli stessi tronchi carbonizzati!

Esprimendo questo mio stupore ai padroni di casa, mi hanno detto che in alcuni posti la temperatura era tale da far sciogliere le macchine, tanto che un loro conoscente aveva deciso, in memoria, di prendere la sua auto semi-liquefatta, per appenderla ad un muro di casa come opera d’arte. Eppure, nonostante quelle temperature, gli alberi a inizio stagione hanno rigenerato ugualmente!

Qualche foto all’orizzonte mentre arriviamo alla cima, poi il ritorno a casa, attenti ai canguri suicidi!

martedì 16 luglio 2013

Emu


Dopo la valanga di problemi dei primi due giorni ci siamo ritrovati a godere della vita agreste senza troppi intoppi successivi: il clima di Gunnedah è tendenzialmente assolato e la piovosità è bassissima quindi, nonostante sia inverno e le temperature si aggirino tra lo zero e i 20 °C, durante le giornate assolate se non c’è vento si può tranquillamente stare in maglietta. 

Noi, custodi di un’immensa proprietà, ne godiamo i frutti senza esserne padroni. Ci avevano detto di prenderla in maniera rilassante, e così facciamo: la mattina si lavora (in campagna c’è sempre qualcosa da fare) mentre il pomeriggio si legge, si chiacchiera, si pensa e si progetta. Se non erro, Orazio (non il fabbro di Tor Pignattara ma l'autore latino) scrive dell’ozio (come opposto al negozio – il non ozio – il lavoro), come quanto di più proficuo per un imprenditore, per creare e progettare le prossime mosse del suo business. Ed è esattamente così, in quanto senza pressioni e senza pensieri urgenti la mente (incapace di stare semplicemente ferma) inizia a immaginare, progettare, creare. Il motivo per cui i soldi attirano i soldi sta nel fatto che chi possiede la pecunia ha solitamente il tempo per pensare a modi proficui per investire, attirando maggior guadagno. 

Noi siamo senza pecunia, ma in questo fortunatissimo momento abbiamo la mente libera per pensare al nostro futuro. E fare questo mentre si guarda l’orizzonte in maglietta ha tutto un altro sapore. Proprio in uno di questi magici momenti, martedì, il cielo ci ha riservato una curiosa sorpresa: per un sconosciuto motivo si sono radunati nel cielo decine e decine di rapaci, sicuramente falchi e forse qualche aquila, volteggiando in stormi sopra le nostre teste. Abbiamo contato tre stormi di forse una quarantina di individui ognuno. Solitamente cose del genere accadono in concomitanza di incendi perché una grande quantità di prede esce allo scoperto per fuggire dal fuoco, ma non c’era nessun incendio e niente di evidente. Se tra i lettori c’è un ornitologo ci farebbe molto piacere sapere il motivo di tale assembramento!

Sull’onda animalosa giovedì abbiamo deciso di andare allo Zoo di Gunnedah. Alla faccia dei costosissimi zoo delle capitali, questo ci è costato solo 5 dollari a testa permettendoci di ammirare da vicino la maggior parte della fauna australiana. Dopo aver fatto amicizia con un simpaticissimo e affettuoso emu, i guardiani dello zoo ci hanno permesso di vedere da vicino e accarezzare i koala per poi finire in bellezza scambiando quattro chiacchiere con una mamma canguro molto amichevole (e decisamente attratta dai nostri biscotti alla macadamia…).

Ma anche questa volta il fetentissimo vombato dal naso peloso non c’ha voluto dare soddisfazione: essendo animale notturno, se ne stava beatamente a ronfare nella sua tana e l’unica cosa che sono riuscito a fotografare è stata una zampa. Non mi ero accorto che Ame aveva invece fotografato un intero muso del talpone-topone marsupiale! Questa in ogni caso è un area poco vombato-friendly, per cui sarà molto improbabile un incontro fortuito tra i campi. In compenso è stato fantastico notare la sincera amichevolezza di uno degli emu: dopo un po’ di carezze ha deciso che il trattamento era di suo gradimento, così si è seduto per riceverne altre e poco ci mancava che si addormentasse lì! A ogni carezza socchiudeva un po’ di più gli occhi!

I koala invece sono veramente poco soddisfacenti: dormono 22 ore al giorno e nelle sole due ore di veglia mangiano. Sono talmente pigri che nemmeno si svegliano per i bisogni, facendoli senza alcun pudore nel sonno. Indispettito dalla loro pigrizia, dato che ci era stato concesso di accarezzarli, ne ho accarezzato vigorosamente uno fino a farlo svegliare. Dopo essersi sganasciato per un minuto buono in sbadigli, mi ha guardato assonnato come a chiedermi “perché, fratello, perché…” ed è tornato a dormire. 

No, il koala non è il mio animale australiano preferito. Il canguro invece ha tutta la mia stima: si sdraia al sole con fare quasi umano, si volge verso l’orizzonte con lo sguardo pensoso, saltella per le praterie… mostra anche un discreto livello di intelligenza nel suo interfacciarsi con l’uomo, e la faccia a metà strada tra il cane e il coniglio di certo aiuta molto a vederlo come animale amichevole. Ma è l’emu che ha destato tutta la mia ammirazione: quest’enorme pollo non solo non s’è minimamente sognato di beccarmi gli occhi (come temevo), ma ha anche mostrato di amare le carezze quanto un cane o un gatto, seguendomi lungo tutto il recinto e senza che gli dessi del cibo. Pura curiosità e voglia di compagnia, cose che da un pollo non ti aspetti, ma che un pollo gigante certamente può dare! 

Prossimo animale da giardino: emu!