Visualizzazione post con etichetta Gunnedah. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gunnedah. Mostra tutti i post

martedì 3 settembre 2013

Case di pongo (parte seconda)



Sappiamo tutti che in Italia, e generalmente in Europa, le soffitte di casa sono camminabili. Sicuramente polverose, spesso con tubi e corrugati, qualcuna ancora coi cassoni dell’acqua in eternit, ma indubbiamente camminabili. Ma non è così in tutto il mondo.

I padroni di casa sono andati via un week end, lasciandoci nuovamente la proprietà in custodia. Prima di partire ci informano che la malefica cagnetta dallo scarso intelletto, l’ultima volta che se ne sono andati, per ripicca ha tappezzato affettuosamente il mezzo metro quadrato di moquette del disimpegno del piano superiore dei suoi “ricordini”, sia solidi che liquidi.

Così, il venerdì sera, prima di andare a dormire, decido di prevenire lo scempio a salgo al piano di sopra. Il piccolo disimpegno dà su due sole porte: una per l’ufficio della padrona di casa, l’altro per la soffitta. Convinto che in ufficio non avrei trovato nulla per sbarrare la strada dell’infame cagnetto, mi dirigo in soffitta. Ecco all’orizzonte vedo risplendere una valigia apparentemente abbastanza grossa da impedire il passaggio. Muovo un passo, un altro, un altro ancor…CRACK!

Balzo felino all’indietro, stupore, comprensione del danno. Da sotto Ame mi grida qualcosa mentre mi metto le mani tra i capelli. Già, in Australia i soffitti sono fatti di cartongesso, come tutto il resto, per cui se metti un piede nel posto sbagliato sei fregato. Guardo Amélie dal buco, scendo di sotto, guardo il buco.

Per qualche assurda coincidenza non siamo soli: c’è anche un amico di Peter e Sarah che pernotta. Guarda il buco, guarda me. Ci mettiamo a ridere anche se in realtà sono molto preoccupato. Una risata nervosa, ma la situazione è talmente stupida che ridere è il minimo. Ormai il danno è fatto ed è tardi, per cui andiamo tutti a letto. Non riuscendo a prendere sonno decido di pensare subito come intendo agire e, trovata la soluzione, finalmente riesco a prendere sonno.

La mattina il buco è ancora lì. Non era un brutto sogno. Non avendo la faccia di dire ai padroni di casa “guardate, ho fatto un danno”, decido di far scomparire il misfatto. Guardo Julian, l’ospite, e gli dico: “se riesco a farlo scomparire, mi fai una referenza su LinkedIn!”. Lui ride e annuisce, lasciando trapelare incredulità.

Andiamo in città, prendiamo dello stucco mentre il resto lo abbiamo già. Scala a libretto sotto, tanta pazienza, un bel respiro profondo e si inizia il lavoro: prima scontornando i tre pezzi spaccati, in modo da togliere gli eccessi ormai rotti, poi fissandoli al resto con tre tavole di legno e viti e, infine, la stuccatura. Julian passa durante quest’ultima fase, alza gli occhi al soffitto e dice: “umm non sembra male”.

In 20 minuti inizia a tirare e si può dare la prima sgrossata; in realtà col clima asciutto di Gunnedah in mezz’ora riesco tranquillamente a passare la carta vetrata e, dopo un’oretta, passo già la seconda mano di stucco. In due ore è tutto liscio. Julian intanto sta studiando nella sua camera. Preparo la vernice, do una spolverata al soffitto e inizio a passare il rullo. È ormai sera, Julian esce dalla sua stanza e guarda in alto… il suo sguardo si sposta lungo il soffitto mentre la sua espressione vira allo stupore: mi guarda e mi dice: “che fine ha fatto!”. Sorrido, totalmente bianco di polvere e gli dico: “ora sei pronto a farmi una referenza su LinkedIn?”

Bisogna ammettere che mettendo la luce in determinate angolazioni si vede un’ombreggiatura, ma la realtà è che il danno passa totalmente inosservato. Alle otto di sera do l’ultima mano di vernice: 24 ore dal danno e niente sembra successo!

Soffitto dopo asciugatura
Il giorno dopo tornano i padroni di casa, il danno passa totalmente inosservato e anche dopo averglielo detto e averglielo fatto cercare, fanno fatica a trovarlo. In realtà sono anche molto felici che non mi sia fatto male, cosa a cui non avevo minimamente pensato… io sono solo felice di essere riuscito a risolvere un problema del genere in tempo record, senza aver perso la stima di chi mi ospita!

L’unica altra soluzione sarebbe stata attaccare al buco un mini - Babbo Natale e dire che aveva mancato il caminetto!

martedì 20 agosto 2013

Mulini cinesi



Il vero problema di trovarsi bene in un posto è che ci si sposta poco. Raccontare la routine di campagna può anche essere un buon esercizio di scrittura, ma dubito che appassioni, nonostante non ci sia un giorno uguale all’altro!

Beh, effettivamente nella routine c’è stato qualcosa di nuovo: stanno iniziando a nascere i vitellini, con un intero mese d’anticipo in realtà e, dato che l’erba non è ancora pronta perché non ha fatto la pioggia giusta nella stagione giusta, questo desta una certa preoccupazione sulla qualità della loro crescita.
Qui tutti parlano di riscaldamento globale e cambiamento climatico e tutti sanno benissimo che le ultime stagioni non sono state come le precedenti. Per chi sta nella città questo non è un problema e difficilmente si rende conto se salta una pioggia di stagione o se ne arriva una troppo abbondante nella stagione sbagliata, ma per chi lavora la terra e per chi vive del proprio pascolo, anche la minima variazione risulta importante in quanto porta conseguenze sul raccolto e sul bestiame. Il problema è ancora più sentito quando parliamo dell’entroterra australiano, dove l’acqua scarseggia da sempre e si fa affidamento esclusivamente sull’acqua piovana!
Pare che politici, governi e grandi aziende stiano giocando un po’ troppo con l’unico pianeta vivibile che abbiamo a disposizione…

Intanto, nel clima generale del “facciamo tutti qualcosa di buono per ‘sto pianeta”, il mercato del biologico attira sempre più persone tanto che nonostante la crisi non solo non soffre, ma è addirittura in crescita. Ne sa qualcosa il proprietario del mulino di Gunnedah che da diversi anni si occupa solo ed esclusivamente di farine bio di ogni tipo di cereale che gli passi per la testa. Visti gli ordini si è visto costretto a comprare di corsa altri due silos! Il manager ci mostra l’impianto: otto macine in acciaio a cilindri contrapposti che riducono gradualmente il chicco in farina, separando ogni fase coi setacci. Mi ricordo quando a Castel Madama, il mio paese, c’era il mulino. Ci andavo con mia madre e ogni volta rimanevo a guardare i macchinari come ipnotizzato. La farina era letteralmente ovunque e ogni singolo componente meccanico era a vista, tanto che il mugnaio mi diceva di fare attenzione a non mettere le mani in posti sbagliati, o mi ritrovavo senza. Mi è presa un po’ di nostalgia, anche se l’ambiente era solo in minima parte comparabile. Tutto pulito, macchine controllate da un computer centrale, tutto in sicurezza… altri tempi.

Altri tempi sul serio, perché venti anni fa non c’era la Cina a farci concorrenza! Infatti a quel tempo se volevi un mulino ti rivolgevi agli italiani o ai tedeschi… al massimo ai russi. Oggi invece il mulino di Gunnedah è integralmente cinese, a detta del manager copia spudoratamente identica di un famoso mulino italiano… costato 2 milioni di dollari, contro gli 8 nostrani e gli 11 di uno tedesco. Mentre gufo sul mulino cinese sperando che prima o poi ne compri uno italico, il manager ci porta a zonzo mostrandoci i vari stadi di macinazione, i vari setacci, ci spiega cordialmente ogni cosa in un australiano parecchio forte ma ancora comprensibile. Ci spiega anche che i grani australiani (a causa della scarsità d’acqua) sono talmente duri che se fossero messi a macinare senza prima un leggero ammollo in acqua, starebbero a rimbalzare sui rulli invece di rassegnarsi a diventar farina.

Finito il tour al mulino ovviamente abbiamo comprato un po’ di farina (10 kg), in parte segale integrale, in parte farro. Sì, perché ultimamente m’è presa passione di fare il pane a pasta acida, quello con lievito madre tanto buono che si conserva per diversi giorni! Dovete sapere che in Australia sono all’età della pietra riguardo al pane: hanno principalmente un tipo di pane bianco, che declinano in mille forme, e dei pani integrali che sembrano la stessa ricetta di quello bianco. Non c’è una cultura del pane come in Italia, dove ogni centro maggiore ha il suo pane particolare (penso a quello di Artena, o quello di Lariano, per non parlare dello splendido pane di Altamura…) (cavolo, sto sbavando).

Non contenti di sfornare un pane di bassa qualità, lo riempiono con una barca di ingredienti industriali nutrizionalmente totalmente inutili, se non dannosi, come gli emulsionanti, i coloranti, i conservanti, gli stabilizzanti, gli addensanti e chi più ne ha più ne metta.

Motivo per cui, se voglio un signor pane, me lo devo fare da me, e pare che mi riesca proprio bene!

martedì 23 luglio 2013

Boxthorn



I padroni di casa sono tornati sommergendoci di complimenti per come avevamo affrontato la situazione e ora vogliono che rimaniamo quanto più possibile: si trovano bene con noi e noi con loro, ci portano a conoscere i loro amici e siamo sempre inseriti in progetti e discussioni, come se fossimo parte della famiglia o consulenti per tale o tal altro settore di lavoro!
E c’è da dire che i loro amici sono gente certamente bizzarra e senza dubbio divertente!

Dovete sapere che in Australia, come in America, dato che le case sono costruite in legno è possibile spostarle. Come? Ma col carrello, ovviamente! Se avete un terreno e capita che qualcuno si stia sbarazzando della propria abitazione potete farvi un favore a vicenda: lui si sbarazza della vecchia senza alcun costo, voi vi prendete la nuova senza alcun costo (o con costo irrisorio). Chiamerete una ditta di trasporti speciali che arriverà con operai e camion, segheranno la casa in due o più parti e la porteranno via pezzo a pezzo rimontandola nella vostra proprietà. 

È così capitato che la comunità luterana di Gunnedah fosse in forte contrazione e, non necessitando più di un edificio di culto così grosso (300 mq circa), avesse deciso di regalarlo a chi se lo fosse portato via. E così, Chris, uno degli amici dei padroni di casa, avendo un piccolissimo terreno di soli 500-600 ettari e volendosi costruire la casa in collina, ha chiamato i muovi-case s’è fatto portare una chiesa quasi-nuova, rimontata in ordine diverso, in modo da fare molto più casa… ora potrà dire di essere un uomo casa e chiesa…

Veduta da casa di Chris
È fenomenale quanto cambi la percezione delle distanze e dello spazio aperto in Australia. Abbiamo iniziato il viaggio per rinnovare il visto approdando in una tenuta di 250 ettari (equivalente ad un quadrato di 1,58 km di lato), e ci era sembrata immensa; ora stiamo qui in una tenuta delle medesime dimensioni, ma dopo essere andati nella tenuta di un vicino, (900 ettari, un quadrato di 3 km di lato), il posto in cui siamo ci sembra dimensioni “ragionevoli”. Mostrando stupore dinanzi a siffatta vastità, dal vicino ci siamo messi a parlare di tenute appartenenti ai loro amici e conoscenti, arrivando all’improponibile dimensione di 360'000 ettari (un quadrato di 60 km di lato)… per darvi un idea, pensate che il raccordo anulare di Roma ha un diametro approssimativo di 20 km… una tenuta grande nove volte Roma… senza parole.
 Pensate di voler controllare, in macchina, i quattro angoli di una proprietà del genere… 240 km. Calcolando che è tutto terreno impervio da percorrere in fuoristrada bisogna necessariamente pensare di montare le tende una o due volte prima di tornare a casa!  

Mentre sogniamo di possedere quanto prima tenute chilometriche ci deliziamo con i nostri lavori di routine, il più infame dei quali e sbarazzarsi del boxthorn (Lycium ferocissimum). È una pianta arbustiva di origine africana che è stata importata in Australia per usarla come siepe da giardino, ma è uscita parecchio fuori controllo diventando infestante, motivo per cui chi possiede un terreno ha l’obbligo di eliminarla. Appartiene alla famiglia di quella che in Italia cade sotto il nome volgare di “spina santa”. 

Purtroppo i proprietari non hanno un bulldozer, ma solo un robustissimo vecchio trattore Fiat, per cui la missione è abbracciare gli arbusti con la catena a doppio giro, attaccarla al trattore e tirare fino a che non siano totalmente sradicati. Peccato che essendo arbusti spinosi, la maggior parte delle volte i rami toccano terra senza lasciare spazio per raggiungere il tronco! L’aspetto piacevole è che comunque siamo tutto il giorno all’aria aperta! Intanto Ame ha imparato a guidare quad e trattore, divertendosi parecchio nella “guida campestre”, così ci diamo il cambio nella pratica masochistico-suicida di infilarsi sotto al boxthorn per incatenarlo.

“Spina santa”… Di santo c’ha ben poco, in quanto ha spine talmente lunghe, grosse e acuminate da forare gli pneumatici del trattore. Forse di santo c’ha la funzione di mandarti a confessare dopo i pesantissimi improperi lanciati per sradicarla! Un vero inferno.