martedì 22 ottobre 2013

Pizza!

Abbiamo costruito un forno da pizza e accanto il supporto per un lavandino, poi abbiamo aspettato con ansia che tutto si seccasse... e ora?

Ora è tutto asciutto, dopo aver acceso per due settimane dei piccoli fuochi per asciugare meglio l'argilla. È pronto per scaldarsi fino a 250 °C. Lentamente aumentiamo il fuoco mettendo ciocchi di legno sempre più grandi, poi ci distraiamo un attimo ed ecco che la temperatura è schizzata a 300 °C! La volta è diventata bianca, il forno è pronto... Spingiamo le braci ai lati e mettiamo dentro le pizze: appena quattro minuti ed escono fuori così come siamo abituati a vederle e mangiarle in Italia. 

Vegetarian Pizza
Che soddisfazione fare la pizza nel forno costruito con le proprie mani. E che risultato! Non avevamo immaginato che fosse così semplice, con un sapore e una consistenza ben sopra la sufficienza al primo tentativo!

Si festeggia, ma non solo il nuovo forno... si celebra la nostra partenza. Per la prima volta in cinque mesi andiamo verso sud, invece che verso nord. L'idea era arrivare nella zona più tropicale d'Australia, lì dove guarda molto da vicino la Papua Nuova Guinea, ma non abbiamo trovato nessun lavoro e nessun passaggio in macchina. Questo nonostante i più di 40 CV inviati in sole due settimane assommati a due annunci sul maggior motore di ricerca. Niente. Alla fine ci è venuto incontro un amico, Mark, che ci ha offerto alloggio e stipendio per rinnovargli una delle case che ha in affitto. Lavoro semplice che non prenderà più di un paio di settimane, ma così potremo parlare di persona con i viticoltori dell'area per sapere se hanno bisogno di manodopera fresca fresca!

La nostra destinazione è Avoca, nel Victoria, poco più di 150 km a nord-ovest di Melbourne. Il nostro volo parte domattina e ci riporterà indietro da un viaggio di più di 2300 km e più di quattro mesi. Si riabbraccerà la famiglia, con prevista sontuosa abbuffata di impagabile cibo italiano e chiacchierate interminabili!

Poi, chissà. Manca poco più di un mese alla scadenza del mio visto. Sono già undici mesi che sono qui. Mi aspettavo che fosse molto più facile fare il botto, tutti ne parlavano come fosse la terra dalle mille opportunità. Di certo navigano in acque migliori dell'Italia, ma incominciano a sentire anche loro le conseguenze della crisi mondiale e le persone con un visto "ludico" come il mio sono le prime a pagarne le conseguenze.

C'è ancora un mese per decidere, mentre il visto di Ame scade a febbraio. Con ogni probabilità rinnoverò il mio visto per rimanere con lei, nonostante quell'inetto dell'attuale primo ministro abbia letteralmente raddoppiato il costo dei visti.

Poi, chissà. Magari a uno dei due capiterà qualche grande occasione, una proposta irripetibile!
Per ora cambiamo aria, andiamo incontro a nuove avventure e vedremo cosa ci riserverà il futuro!

martedì 8 ottobre 2013

Quell'Australia così subtropicale



Comodamente seduto sulla sedia, guardo il ficus gigante dalla finestra mentre le palme ai lati dondolano al vento. Quattro cacatua bianchi passano gracchiando forte, l’aria è tiepida, un po’ umida…
Questo posto non c’entra assolutamente niente con Gunnedah: cambiata la vegetazione, il clima, anche la gente. 

Dove siamo finiti?

Siamo nel paradiso dei surfisti, località sub-tropicale nel sud del Queensland, terra di coccodrilli, ragni giganti, serpenti, serpentini e serpentoni, boschi, natura rigogliosa e chi più ne ha più ne metta!

Nell’ultimo mese a Gunnedah la temperatura era salita di un grado a settimana e il clima asciutto assommato alla totale assenza di nuvole stava rendendo a dir poco penoso ogni lavoro all’aria aperta. Può sembrare una forzatura per un europeo (e io stesso non volevo crederci), ma il sole, in Australia, brucia da morire: già manca lo strato di ozono, quindi il sole non ha filtri… poi, se togli anche un minimo di umidità dall’aria, ecco che i raggi solari arrivano con tutta la loro potenza e in soli 10 minuti di esposizione si è già belli che cotti. Tant’è che passeggiando il pomeriggio a una fiera, senza cappello e senza occhiali da sole, la luminosità era così forte che ci ho visto appannato per tutto il giorno seguente. Purtroppo non si può scherzare col sole australiano: fa male e basta. Il cappello è d’obbligo, la crema solare molto raccomandata e gli occhiali da sole diventano una necessità. Stufi di ustionarci, saturi ormai della nostra esperienza nell’entroterra del New South Wales, stavamo aspettando che passasse di lì per caso Julian, amico dei padroni di casa, che si era già offerto di ospitarci a casa sua (dove siamo ora) per un po’. Ed è così che la settimana scorsa abbiamo fatto i bagagli e venerdì siamo partiti in macchina per una nuova avventura!

Il viaggio è stato come sempre lunghissimo: nessun viaggio in Australia è corto. Avrebbe preso 9 ore, ma Julian ha avuto 5 ore di stop per completare alcune vendite proprio sulla strada. Partiti alle 7 di mattina, dopo 14 ore finalmente mettevamo piede nel nuovo stato.

Sabato mattina ci siamo resi conto di dove stavamo: a soli 10 km dalla costa, in un’area ancora colonizzata dalla foresta subtropicale, villone con piscina e campo da tennis, in collina… arrivati alla cima guardiamo l’orizzonte, ed ecco stagliarsi la città coi suoi grattacieli affacciati sull’oceano. Il tessuto urbano è lasso, non come quello di una grande città: foresta e case si alternano quasi fino a ridosso del nucleo urbano, inframezzate dall’estuario del fiume Nerang che si dirama attraverso la pianura.

forno da pizza in argillaLa nostra moneta di scambio per stare in questo mezzo paradiso è costruire un forno a legna per pizza e, in cambio, abbiamo vitto e alloggio. Ho chiamato la famiglia di qua per farmi dare consigli su come costruirne uno in cemento e mattoni ma, una volta raggruppate tutte le informazioni necessarie il padrone di casa ha deciso che i materiali erano troppo difficili da reperire. Così, senza pensarci troppo, ha preferito spendere 1000 dollari per un kit “fai da te” in… paglia e argilla! A parte il prezzo ridicolamente alto (soldi suoi), l’idea era comunque intrigante e abbiamo deciso così di accettare la sfida.

Fatta la base in blocchi di cemento e il piano in mattoni refrattari è arrivato il momento di impastare l’argilla con la paglia. Avete presente l’espressione “un bucio de culo come ‘na capanna”? Avete presente i film sull’Esodo con gli schiavi ebrei che fanno i mattoni di fango e paglia? Mancava solo la frusta e la piramide sullo sfondo.
forno per pizza in argilla completo
Insomma, insieme ad Ame preparavamo la prima parte del miscuglio, poi lavoravamo insieme per un po’, poi la poveretta rimaneva da sola a fare i salsicciotti di argilla e paglia mentre io li sistemavo a forma di cupola. Il risultato è stato strepitoso, ma ora Ame ha due spalle da body builder… ovviamente scherzo, ma la fatica è stata veramente notevole!

Così sabato, per premiarci dell’intenso lavoro siamo andati a riposarci in spiaggia.
Riposarci…

Gold Coast è proprio sotto a Surfers Paradise, il paradiso dei surfisti. E il motivo per cui ha questo nome è perché, data la particolare conformazione del fondale, le onde alte ci sono tutto l’anno. In Australia si fa il bagno nell’oceano solo “tra le bandierine”: due bandiere, a 20 metri di distanza l’una dall’altra, delimitano lo spazio in cui è sicuro fare il bagno; fuori da quest’area l’oceano ti si porta via e tanti cari saluti. Tentare di sconfiggere la corrente è inutile, quindi conviene seguirla tagliando diagonalmente il flusso, in modo da arrivare magari mezzo chilometro più in là, ma sani e salvi a riva. Io, sgargiullo, tento così di raggiungere la file di onde belle alte, quelle da un metro e mezzo…. Ci provo per un’ora di fila con la “boogie board” prestata da Julian. Torno distrutto e sconfitto, incapace di superare la seconda fila di onde, trascinato per centinaia di metri, parzialmente affogato (mamma mia quanto tirano le onde!) ma col sorriso da orecchio a orecchio! Non avevo mai provato una cosa del genere e spero di riuscire a trovare qualcuno che mi insegni come si cavalcano le onde!



martedì 24 settembre 2013

Wollomombi 2 + Dangar Falls



La prima parte della camminata è, come dire, tranquilla: qualche salita, qualche discesa, tanto panorama e vedute della cascata da ogni angolazione. Poi, il segnale: “il percorso che porta al fiume è interrotto”. Guardo al di là del segnale… la strada sembra continuare esattamente nello stesso modo di quella che abbiamo appena fatto. Guardo Amélie, le chiedo se le va di provare e a sua (titubante) risposta affermativa, proseguiamo il percorso. Dopo 500 metri il viottolo si trasforma in uno stretto sentierino che scende a zig zag a lato del dorso della montagna. Erba non tagliata, ma si vede che qualcuno recentemente ha battuto il percorso nonostante il segnale di avvertimento. I balordi della guardia forestale segnavano questa discesa come di 400 metri, ma non hanno precisato che erano misurati in linea d’aria. Passiamo la seguente ora e mezza a zigzagare tra percorsi a strapiombo, eucalipti crollati e occasionali wallaby, che al primo rumore scompaiono saltellando nel bosco.  La natura è selvaggia, ma non impervia. Ho trovato più difficoltà in Francia (Lastours) a passare da una parte all’altra della montagna per colpa dei fittissimi cespugli spinosi (che qui sono praticamente assenti). bull ant, grossa minimo un centimetro e mezzo massimo quattro, che pare faccia veramente tanto tanto male. 
Finalmente, dopo aver attraversato con successo alcune passerelle diroccate arriviamo all’agognata meta, l’acqua. Il posto è molto bello, ma non paradisiaco: le formiche in Australia sono una delle rogne più comuni che si è costretti ad affrontare. Non sono mortali, ma diverse specie pizzicano e si fanno ricordare per più e più giorni. Quella che a prima vista sembrava una nobile formica europea, in realtà era una green ant, con la testa di un meraviglioso verde smeraldo ma che (li mortacci sua) pizzica e fa male una cifra. Per fortuna non sono stato ancora preso da una
Dicevo, le formiche pizzicose in Australia sono endemiche per cui il picnic in aree naturali può risultare un pochino ostico, figuriamoci sdraiarsi a prendere un pochino di sole sulla riva di un fiume. Come se non bastasse è primavera e se è vero che tutto è in fiore (stupendo), è anche vero che si risvegliano i serpenti. E così, mentre passeggiavo arzillo tra le roccette di fiume, ecco che ti trovo beatamente spaparanzato un red bellied black snake, serpente molto elegante e con tasso di mortalità paragonabile alle nostre vipere.
Tant’è che viene visto di buon occhio vicino alle abitazioni, in quanto scaccia serpenti ben più velenosi di lui (in particolare il brown snake, che mi auguro di vedere solo allo zoo). Corro a prendere la macchina fotografica e cerco di prendere il suo lato migliore… peccato che sia più impaurito che altro, e più che mostrarsi cerca di nascondersi.
Poi arriva il momento della risalita, un’altra ora e mezza che ci spappola definitivamente le gambe, di nuovo panorami mozzafiato (stavolta appena notati data la vista appannata dalla fame) e, finalmente, il pranzo. Da bravi italiani invadiamo il tavolino da otto persone con tutta la nostra roba e ci mettiamo a cucinare col fornellino da campeggio… i sandwich? Lasciamoli agli anglosassoni.

Satolli ripartiamo per il prossimo campeggio, cinquanta chilometri a ovest sempre sulla via delle cascate: destinazione: Dangar falls. Arrivati e montato il campo a tempo di record, consumata la cena rimaniamo seduti a guardare il tramonto. I kookaburra ridono per l’ultima volta della giornata mentre la notte cala, rivelando le stelle. Noi, col naso all’insù, filosofeggiamo guardando i satelliti passare e qualche randomico meteorite che decide di farla finita trasformandosi in stella cadente. Il bosco è tutto un brulicare di vita e accendendo la torcia scopriamo a pochissimi metri un branco di canguri che pascola nel vicino sottobosco; si sente il rumore delle unghie degli opossum mentre si spostano tra gli alberi e uno passa molto vicino alla tenda, forse sperando di avere del cibo.

La mattina ci svegliamo poco prima dell’alba. Un freddo cane. Il fornelletto ci mette mezz’ora a scaldare due tazze di latte di soia: fa talmente freddo che il gas si rifiuta categoricamente di decomprimersi. Si preannuncia una bella giornata di sole, così partiamo di buon’ora per la nostra passeggiata. Il fiume scorre su un letto di rocce basaltiche, per poi gettarsi in vallata con un tuffo di un centinaio di metri. Incontriamo un altro black snake e lo lasciamo riposare senza disturbarlo troppo. Durante la passeggiata un echidna, forse inconsapevole della nostra presenza, ci passa a un paio di metri di distanza. Un altro animale australiano visto il libertà e da molto, molto vicino!

Poi, di nuovo in macchina. Si torna a casa, la vacanza è finita.

martedì 17 settembre 2013

Wollomombi



Gli 88 giorni necessari per ottenere il rinnovo del Working Holiday Visa si sono conclusi col botto: prima una sfacchinata da paura per montare in tempo il recinto attorno ai laghetti, poi la giornata di "fattoria a porte aperte" in cui Ame e io abbiamo presentato ai gruppi di interessati il funzionamento e le caratteristiche dell'impianto solare... dopo le disavventure della prima settimana siamo diventati abbastanza esperti in materia da permetterci di spiegarne il funzionamento a chiunque!

E poi, finalmente, riposo. I padroni di casa ci hanno detto di prendere fuoristrada, tenda e sacco a pelo e, dopo averci riempito il serbatoio, ci hanno ordinato di prendere qualche giorno di vacanza! Un giorno per cercare una località degna di nota e preparare i bagagli e il giorno dopo eravamo finalmente di nuovo su strada! Come sempre lo spostamento non è stato piccolo in quanto a meno di 150 km non c'è assolutamente niente di notevole. Così, sorvolando l'area con Google Maps, ho trovato verso est una zona ricca di montagne, al di là di Armidale, ad almeno 230 km di distanza da noi.

Una delle cose belle dell'Australia è che le autostrade esistono solo nei pressi delle capitali, quindi tutte le altre strade sono gratuite e con limite ai 100 km orari. Può sembrare basso come limite (e in effetti lo è) ma queste strade raramente presentano lo spartitraffico centrale; inoltre ci può sempre essere un canguro suicida sul ciglio della strada per cui è sempre meglio essere pronti a inchiodare.

Subito dopo Armidale la strada inizia a salire e si passa in un breve tratto di strada dai 300 ai 1000 metri di altitudine. Ci lasciamo così alle spalle il caldo della primavera appena entrata (temperature già sopra i 30 °C) e spalanchiamo i finestrini per far entrare aria fresca. Il sole scotta parecchio in Australia, tanto che un paio di giorni prima mi ero scottato la faccia, alla guida, col sole riflesso sul cruscotto della macchina. Stavolta siamo partiti premuniti con camicia a maniche lunghe e faccia tartinata di crema spf 50+. La cosa assurda è che ci si abbronza lo stesso…

Verso le tre di pomeriggio arriviamo a destinazione: le cascate di Wollomombi all’interno del New England National Park. Niente percorso in fuoristrada come avrei desiderato, ma una comoda strada asfaltata che porta a otto piazzole, fornite rigorosamente di barbecue, un rubinetto di acqua corrente ogni due piazzole, un gabinetto a secco per tutti. Un pannello esplicativo, una busta in cui mettere i soldi per il pernottamento: tre dollari a testa. Nessuno a controllare. Quanta fiducia tra gli australiani!


Mentre montiamo la tenda gli uccelli locali sfoderano tutto il loro repertorio di vocalizzi rincorrendosi tra gli alberi; tempo di cucinarsi degli spaghetti cinesi e il sole già inizia a calare. I kookaburra “ridono” (sghignazzano) in più parti del bosco ricordando a tutti che è ora di andare a dormire; il sole scende lasciando posto al cielo stellato, stelle di un altro emisfero, ma la luna è sempre la stessa e Venere con lei. Osserviamo per un’oretta i cielo, e nel mentre un opossum si avvicina per poi andarsi ad arrampicare sul primo albero disponibile.

Alle cinque di mattina sono di nuovo i kookaburra i primi a farsi sentire, galli dell’emisfero australe, svegliando tutti gli altri animali (e noi con loro). L’aria è pungente, ma si sta bene: il tempo ideale per una bella passeggiata fino alle cascate! Queste sono le terze più alte d’Australia, con un’altezza complessiva di 220 metri. Mentre facciamo colazione due lyrebird(uccello lira), solitamente molto difficili da vedere, fanno capolino e ci passeggiano davanti agli occhi, per poi sparire rapidamente nella foresta senza lasciarci il tempo di scattargli una foto. Sono uccelli imitatori, capaci di riprodurre qualsiasi suono (inclusi clacson, spari e motoseghe!) e il nome deriva dalla forma della coda del maschio, che con le due piume arricciate va a creare una forma di lira.

La prima parte di percorso è semplice, con poca pendenza, e permette di vedere da subito le cascate. Possiamo così scattare subito qualche bella foto e girare i primi filmati. Purtroppo al ritorno abbiamo scoperto che tutti i filmati girati sono senza audio e con un formato video non proprio utilizzabile… sembrano i film degli anni ’30…
A parte ciò, la vallata è stretta e scende molto rapidamente, in alcuni punti a strapiombo. Sarebbe un ottimo posto per il base jumping o per la tuta alare… qualcosa che spero di fare prima di arrivare all’età da infarto!
Per ora ci godiamo il paesaggio con quella che a prima vista sembrava una semplice passeggiata di qualche chilometro.